La ricerca della solitudine creativa

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giovedì, 15 dicembre 2005
99

In albergo devono riaprire la porta perché a quest’ora è già abbondantemente sprangata. Il portiere di notte mi guarda come guarderebbe un vagabondo ubriaco, ma sono in grado di esibire documenti e la mia prenotazione, sia pure con varie vicissitudini, è registrata. Bofonchiando, il tipo mi consegna la chiave della camera, indicandomi con uno sbadiglio le scale. L’ascensore non funziona bene, dice, ed è meglio non usarlo. Mi trascino su per le scale con la valigia, per fortuna non troppo pesante. E finalmente riesco a ritirarmi nella mia camera, non troppo accogliente a dir la verità, ma certamente una piccola oasi dove potermi riposare da questa giornata troppo lunga e densa di avvenimenti e avvicendamenti. Stamattina non avrei certo pensato che questa sera sarei stato qui… Penso questo mentre mi lavo i denti, osservandomi con una certa circospezione nello specchio, quando sento bussare leggermente alla porta. Che palle! Non è ancora finita? Chi mai può essere a quest’ora di notte? Sarei tentato di ignorare il richiamo, ma lo sento di nuovo. E qualcuno sussurra qualcosa che non capisco. Così come sono, con i pantaloni del pigiama e lo spazzolino in mano, mi avvicino infuriato alla porta e la spalanco di colpo. Sulla faccia da pesce lesso di Johnny.

 

Postato da: rikkytikkytavi a 11:15 | link | commenti (9)

mercoledì, 07 dicembre 2005
98

Naturalmente non ho la più pallida idea né di dove mi trovo né tantomeno di dove devo andare per ritrovare la casa di Nicoletta. Per fortuna mi viene in mente che mi aveva dato un appunto con l’indirizzo, e così in qualche modo, chiedendo indicazioni a qualche passante nottambulo, in una ventina di minuti riesco ad arrivare. Lei mi accoglie come mi aspettavo mi accogliesse. “Finalmente ce l’hai fatta.” “Scusa, sono dovuto andare a cena col mio capo, e…”. mi guarda, per niente intenerita. Anche Ciccio, spalmato sul divano, mi lancia uno sguardo che potrebbe essere di rimprovero. “La tua valigia.” fa lei, indicandomela. La prendo. “Allora buona notte. E grazie…” “Buona notte…” Mi avvio alla porta. “Comunque…”. Lei mi guarda interrogativa. “Niente. Ciao, scusami ancora.” “Uhm. Non sei cambiato affatto, in tutti questi anni. Sei sempre il solito imbranato… Però non mi è dispiaciuto poi del tutto rivederti.” “Sono stato contento anche io. Alla prossima, chissà…” “Chissà.” ripete lei, chiudendo la porta dietro di me. Mi ritrovo in strada con la mia valigia. So che ha ragione lei, non c’è dubbio. Mi stringo nelle spalle e prendo un taxi al volo perché non ho voglia di camminare ancora.

Postato da: rikkytikkytavi a 19:14 | link | commenti (4)

martedì, 06 dicembre 2005
97

Cosa devo fare? Il pensiero, non lo nego, c’è, la situazione sembra proprio fatta apposta. Mi rendo conto che è la prima volta che penso a lei in questi termini, ma anche che finirei per complicarmi la vita, e non so sinceramente se è quello che voglio, in questo momento in particolare, ma anche in generale. In questo casi non bisogna farsi troppe domande o troppi discorsi, bisogna fare quello che ci si sente di fare, ma è proprio questo, non so cosa veramente mi sento di fare. E lei ovviamente se lo aspetta, e forse, probabilmente, lo desidera pure. Basta un attimo, un gesto, e… e suona il telefono. Ci guardiamo interdetti. “Scusa un momento”… ma il momento è già rotto. È Nicoletta. “Sono io, ciao… beh, che intenzioni hai?” . Sorrido pensando alla risposta che non posso esprimere. “In che senso?” “Vuoi lasciarmi la tua valigia in eredità? Cosa devo farne?”. Già, mi ero scordato di chiamarla. “Sono all’albergo… lo conosci?” “Mmmm… e dovrei magari portartela io?” . È ancora incazzata. “No, no, ci mancherebbe… vengo a prendermela io.” “E allora datti una mossa, che io e Ciccio vogliamo andare a dormire. Domani lavoro, io!”. Riattacca. “Problemi?” “No… sì, beh… ho lasciato la mia valigia dall’amica che doveva ospitarmi e… insomma, mi sono dimenticato che dovevo recuperarla. Devo andare.”. Si morde impercettibilmente il labbro, ma sorride, forse un po’ sforzata. “Beh, buonanotte allora… ci vediamo domani alla mostra.” “Sì, certo, buonanotte…”. Mi verrebbe da chiederle scusa, ma scusa di cosa, in fondo? Sarebbe un’ammissione, e non ho voglia di ammettere nulla.

 

Postato da: rikkytikkytavi a 17:45 | link | commenti (1)

lunedì, 05 dicembre 2005
96

Se non l’avessi visto non più di due ora fa ingozzarsi di profiteroles sotto il tavolo distrutto del buffet della mostra, giurerei che non mangia da anni. Il capo attacca la sua porzione di tiramisù con rinnovato vigore, riuscendo a tirare su anche la più minima briciola. Quindi si guarda intorno trionfante, e con una vena ci commiserazione verso i nostri caffè e l’anemico tartufo bianco di Grolla, sussurra: “Ho visto che c’è la panna cotta… La assaggiamo?”. Io a questo punto mi alzo. “Grazie, capo, ho bisogno di fare quattro passi… e poi devo accompagnare la mia amica al suo albergo…”. Grolla si strozza col tartufo. Il capo allarga un sorriso caramellato, e strizza l’occhio. “Andate, andate pure, ragazzi… - riusciamo ad allontanarci ma risuona il richiamo – Ah! Non ti preoccupare di pagare, faccio io!”. Rispondo con un cenno di ringraziamento e scivoliamo fuori. Finalmente, aria fresca. Accendo la pipa e tiro qualche boccata liberatoria. “Terribile, il tuo capo!” – ride lei – “Forse l’avevo intravisto, fuori della redazione, ma non sapevo chi fosse…” “Ha dato il meglio di sé, stasera. – rispondo – Dov’è il tuo albergo? Ti accompagno veramente, a meno che tu non preferisca prendere un taxi…” “No, no, faccio volentieri due passi. Non è molto difficile arrivarci, se riesco ad orientarmi…”. Ci incamminiamo in un dedalo di stradine sconosciute. Lei si guarda continuamente intorno, non so se per cercare punti di riferimento o per qualche altro motivo. Penso abbia timore che Johnny l’abbia scoperta e sbuchi fuori a rompere le palle. Non parliamo molto, come se avessimo esaurito il repertorio nell’estenuante cena. Anche la pipa si esaurisce rapida, prima di arrivare a destinazione, un alberghetto dall’aria modesta ma simpatica. “È qui?”. Lei annuisce. Pausa.

 

Postato da: rikkytikkytavi a 17:05 | link | commenti (2)

sabato, 03 dicembre 2005
95

Il carrello dei bolliti si rivela il vero cavallo di battaglia del capo, che ci si dedica con coscienza e perizia, grufolando con gli occhi socchiusi ad ogni sontuoso boccone, sotto gli occhi inorriditi di Grolla, che si limita ad assaggiare una fettina di pane spalmata di salsa. Noialtri due cerchiamo di fare la nostra parte, ma non siamo nemmeno lontanamente all’altezza né forse nello spirito giusto per competere. Il capo alla fine prorompe in un profondo sospiro di soddisfazione. Io vorrei andarmene, ma capisco che ancora non è il momento. “Ah! – il pachiderma si pulisce voluttuosamente la bocca unta – E adesso ci vorrebbe un dolcetto… Non siete d’accordo?” . Ci guardiamo smarriti.

 

Postato da: rikkytikkytavi a 19:35 | link | commenti (2)

lunedì, 21 novembre 2005
94

“Mangiamo qualcosa insieme, ti va?”. Mi è uscita così, di getto, senza altre intenzioni o intonazioni che quella più naturale e più semplice. Non mi va di mangiare da solo in una trattoria, di sera, in una città che non conosco. È quanto di più triste ci possa essere, troppo anche per un vecchio orso come me. Lei mi guarda attraverso le ciglia. Annuisce. “Sì… ma dove andiamo?”. Questo è un problema secondario. Credo che un posto valga l’altro, in fondo, quando non se ne conosce nessuno. Girelliamo un poco cercandone uno che ci ispiri di più, e alla fine approdiamo in una piccola locanda dall’aspetto casereccio. “Speriamo non ci prendano troppo per turisti”, dico, ridendo. Entriamo. E subito, angosciosamente, mi rendo conto di quanto può essere piccola una città e di quanto può essere balordo il destino. In fondo alla sala, enorme e ingombrante quanto solo lui può essere, è seduto il capo, accanto a Grolla. Porca puttana! Ovviamente mi vede subito e inizi a fare grossi e grassi gesti nella mia direzione. “Qui! Qui! Venite, facciamo aggiungere un tavolo e due sedie!”. Si muove come se fosse lui il padrone, forse in effetti qui è di casa, il fatto è che gli danno retta, viene aggiunto in fretta un tavolo accanto a quello che lui occupa per due terzi, e ci ritroviamo seduti con loro. Grolla continua a tenermi il broncio, lui è tutto un sorriso. Mentre divora antipasti che vengono portati in successione impressionante, mi chiede, con fare bonariamente canzonatorio: “E questa tua amica chi è, chi è?” “Una disegnatrice di fumetti… ehm… lavora nello stesso nostro palazzo, ci siamo incontrati oggi alla mostra…”. Grolla, fa una smorfia silenziosa, ingoiando una scaglia di formaggio. Il capo annuisce sornione, grufolando sul piattino di filetti di peperone che gli hanno appena messo davanti. Poi è tutto un trionfo di cibo, e lui ovviamente decide cosa e quanto dobbiamo mangiare, dirigendo le operazioni e dando precise istruzioni al cameriere che, esausto, scrive le ordinazioni. Se non l’avessi visto abbuffarsi al buffet, potrei pensare che non mangia da una settimana. La conversazione, se così si può chiamare, è incrociata: il capo parla con la ragazza, interrogandola in modo amabilmente inquisitorio, lei risponde nelle brevi interruzioni che lui le concede. Io ascolto e Grolla guarda in giro cercando di non incrociare lo sguardo di nessuno. Dopo i copiosi primi, avrei bisogno di una tregua, ma il capo, per nulla affaticato, sistemandosi il tovagliolo macchiato sulla pancia e sfregandosi le mani soddisfatto, con gli occhi luccicanti, annuncia: “E adesso… il carrello dei bolliti!”. Cerco una via di fuga ma non ne vedo.

Postato da: rikkytikkytavi a 11:49 | link | commenti (10)

venerdì, 18 novembre 2005
93

Ci incamminiamo quasi in silenzio incontro alla città sconosciuta, mentre il sole spruzza i suoi ultimi aliti sui tetti rossi. Sarebbe anche una situazione romantica, mi sorprendo a pensare, se non fossero troppi i pensieri e gli accidenti che ci riempiono la testa. Lei mi racconta di come si è trovata alle calcagna quello stronzo di Johnny (già, tra l’altro, che fine ha fatto? Dallo sfacelo del buffet non l’ho più visto emergere, che sia un buon segno?). Io le racconto più o meno quello che è successo a me, la partenza inattesa, Nicoletta, il cane. Forse entrambi tralasciamo qualcosa, non lo so. Però le frasi si susseguono sommesse e un po’sconnesse, chissà, anche per non sprecare lo spettacolo della città, troppo tranquilla e silenziosa per come siamo ormai abituati. Sembrerebbe il posto ideale per scrivere, penso, ma poi aggiungo che certamente anche qui mi capiterebbe qualcosa a distogliermi dai miei propositi. E forse ha ragione Blog Dylan, le situazioni ideali non esistono. Intanto siamo arrivati in centro.

 

Postato da: rikkytikkytavi a 18:21 | link | commenti

giovedì, 17 novembre 2005
92

“Ciao”… Ah, già, la ragazza dei fumetti. Me ne ero quasi scordato. “Ciao…” “Alla fine sei venuto anche tu, dunque.” “Già. In tempo per combinare un disastro, a quanto pare.” “Era tuo quello?” “No. Era dell’amica che mi doveva ospitare a casa sua. E ovviamente adesso mi ha mollato per strada.” . Lei mi guarda annuendo, poi si illumina. “Beh, io ho abbandonato la stanza in albergo, forse se ti sbrighi è ancora libera. In fondo era prenotata a nome tuo.” . Una speranza. “Ma come… e tu?” “Dopo ci raccontiamo tutto. Adesso telefona all’albergo. Ce l’hai il numero?”. No, il numero ovviamente non ce l’ho. Per fortuna lo tira fuori lei, insieme ai foglietti con le indicazioni che le ho dato io. Telefono, raccontando che alla fine il giornale ha rimandato me e che tutto torna come doveva essere all’inizio. La tipa che mi risponde sembra avere qualche resistenza, ma poi si convince, in fondo la stanza è libera ed è già stata pagata, non ci sono problemi. Sono salvo, poi chiamerò Nicoletta per recuperare i bagagli. Ma adesso? L’inaugurazione della mostra è naufragata a colpi di Ciccio, dentro non c’è più nessuno, fino a domani mattina è inutile farsi vedere da queste parti. Non c’è che una cosa da fare. Avviarsi, insieme, alla ricerca di un autobus che ci riporti verso il centro.

 

Postato da: rikkytikkytavi a 18:58 | link | commenti

mercoledì, 16 novembre 2005
91

Fermo sulla porta del padiglione, con ancora negli occhi l’immagine di Nicoletta che si allontana con la bestia, mi vedo venire incontro due tizi più o meno in divisa: sono comunque due energumeni dall’aria poco rassicurante. Capisco che non è il caso di allontanarmi, meglio restare fermo e mantenere la calma. Mi si piazzano ai lati, “Era suo quello?”, mi chiede uno dei due. “Quello cosa?” gli rispondo con aria la più serafica possibile. “Quella specie di bolide che ha devastato il buffet.”, mi spiega l’altro, ostentando anche lui una calma glaciale. “Ah, quello!” faccio io “No, non era mio. La sua padrona, arrivando, mi ha pregato di tenerglielo per il tempo di dare un’occhiata, non potendo evidentemente portarselo appresso. Solo che mi è scappato. Avete visto che razza di bestia era…”. I due si guardano poco convinti. “Lei conosceva la padrona del cane?” “No…” “Era una ragazza con i capelli rossi, vero?”. Mi stringo nelle spalle. “Non ci ho fatto caso, e quando è andata via era talmente infuriata che non era opportuno starle troppo vicino…”. I due fanno una smorfia. “Beh, se la dovesse rivedere e riconoscere ce lo faccia sapere…” e mi mettono in mano un cartoncino con un numero di telefono. Se ne vanno, ho appena il tempo di tirare il respiro per il passato pericolo, che mi sento bussare dietro una spalla.

Postato da: rikkytikkytavi a 18:11 | link | commenti (1)

sabato, 12 novembre 2005
90

Cosa è successo? Devo essere rimasta intrugliata in mezzo a qualche cosa che mi ha completamente rincoglionita, e non mi ricordo più nulla. Ero arrivata al padiglione della mostra, trafelata e in ritardo, accorgendomi poi con sollievo che era ancora in corso il buffet, e subito, appena entrata, avevo visto prima lui, che con aria da cospiratore cercava di non farsi vedere, poi purtroppo Johhny, che immediatamente, e te pareva, si era diretto verso di me. Devono essere passati non più di dieci minuti, poi è successo il finimondo, e non so più niente, come dicevo. Mi sono trovata coperta di cocci e di fette di formaggio, con un bernoccolo in testa, sotto un tavolino rovesciato. Vedo intorno a me, appannate come ombre,  figure che si agitano, che si rialzano, che cercano anche loro di rimettersi in sesto. Sento, ovattate, le voci, i lamenti, i richiami. Mi alzo, mi gira un poco la testa. Che disastro. Accanto a me due tizi in abito buono, forse gli unici in giro ad essere puliti, si chiedono di chi potesse essere “quella belva”. Uno dice di ”averlo visto con un tizio sulla porta, forse saprebbe riconoscerlo”. E parlano anche di una ragazza con i capelli rossi che si è precipitata fuori, seguita da “quel coso”, e probabilmente l’ha portato via. Accanto a loro, da sotto un tavolo, sbuca un ciccione con la faccia sporca di panna e cioccolato. “Una ragazza con i capelli rossi?” interviene. “Ma ci stavo parlando io quando è successo il finimondo. Non so chi fosse, purtroppo…”. I due si guardano tra loro. Poi uno si volta verso la porta e fa all’altro, piano, indicandogli qualcuno: “Eccolo là…”.

 

 

Postato da: rikkytikkytavi a 10:49 | link | commenti (13)